Rehenes – Ostaggi

Pubblicato: novembre 14, 2013 in Archivio mostre
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still life II levenson

L’installazione Rehenes – Ostaggi, attraverso un fitto dialogo tra le opere di Elizabeth Aro e Silvia Levenson, riflette sulle violenze e le coercizioni che abitano la quotidianità e sulle possibili strategie di reazione. Nella Sala Santa Rita si fronteggiano da vicino due estetiche e due mondi divergenti: alla fredda e dolorosa immobilità delle installazioni della Levenson fa da contrappunto il pathos delle sculture in tessuto della Aro. Una contrapposizione apparente che si risolve nell’evocazione della condizione esistenziale dell’ostaggio, metafora di uno stato latente di costrizione che non esclude però la possibilità del riscatto e della reazione.

L’installazione Forever happy di Silvia Levenson riproduce un ambiente domestico quotidiano, il salotto di una qualunque casa contemporanea. Avvicinandosi all’opera lo spettatore comincia a percepire un senso di disagio. Il luogo di socialità della casa è infatti coperto da un manto di tessere vitree punteggiate da aculei filiformi: ci muoviamo di colpo in un ambiente fragile ed ostile. La Levenson rivela così una quotidianità attraversata da tensioni e disagi celati sotto la parvenza di felicità fittizie. Nella sua visione l’uomo è costretto in una realtà falsa e illusoria, una prigione sociale che lo condanna alla “felicità eterna”.

La Levenson denuncia una cultura della cosmetica della felicità dove tutto deve apparire perfetto e sotto controllo. Nell’opera Still life II una serie di ampolle allineate su un freddo vassoio metallico sono gli antidoti offerti allo spettatore per rispondere alle aspettative di un senso comune dittatoriale che considera la debolezza e l’imperfezione alla stregua di tabù. Realtà vergognose che vanno nascoste grazie a magici elisir di eterna bellezza e pillole della felicità permanente.

La condizione di oppressione dell’ostaggio evocata nei lavori della Levenson è riproposta nella fotografia Rehenes de un pensamiento di Elizabeth Aro. Nell’immagine i volti di un uomo ed una donna sono nascosti in una massa di tessuto broccato. Materializzazione di un sogno utopico che unisce o concretizzazione di angosce interiori che immobilizzano? Sospesa tra queste due possibilità interpretative la struttura di tessuto appare ora come un sogno che spinge all’azione, ora come una soffocante prigione paralizzante.

Nelle altre opere della Aro il dubbio comincia a sciogliersi: l’immobilità delle figure di Rehenes lascia il posto al pathos delle sculture in tessuto.

Così in Todos los fuegos, el fuego una serie di fiamme di velluto simili a cuori risale la parete, evocando l’erompere di energie non più costrette in anestetici ambienti ostili. Questa azione di “svelamento”, intesa come un processo di emersione e liberazione della dimensione patica, torna nella scultura di tessuto Branches, una struttura ramificata di tessuto rosso che si espande e contrae a formare una grande sfera, suggerendo con forza la dimensione di una vitalità finalmente manifesta.

 

ELIZABETH ARO

Nata a Buenos Aires, dagli anni ‘90 vive a Madrid e dal 2005 in Italia. Sotto la forma di grandi installazioni in cui il legame con il luogo diventa centrale, le opere della Aro riflettono sul tema dell’identità, declinato sia in termini sociali e politici, come nei lavori sull’emigrazione, sia in termini intimi e privati, come nelle sculture di tessuto in cui prevale la dimensione del pathos e del corpo.

 

SILVIA LEVENSON

Nata a Buenos Aires, vive e lavora a Lesa (NO). Oggetto privilegiato della ricerca dell’artista sono le dinamiche dei rapporti interpersonali, familiari e di coppia. Attraverso le sue sculture in vetro la Levenson rompe la superficie dorata dell’apparenza sociale per indagare il non-detto: la fragilità, la violenza ed il dolore che abitano le relazioni umane.

A cura di Giulia Giovanardi e Alexandra Gracco Kopp

Inaugurazione giovedì  16  Novembre 2013 ore 19.00

Rehenes – Ostaggi  fa parte della rassegna Autunno Contemporaneo 2013-2014

autunno 2013

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Invito_11 settembreL’ultimo appuntamento della
seconda edizione dei “Mercoledì del libro d’arte” presenta il libro “Anima e memoria. Il legame imprendibile tra
storia e fotografia
”. Sessantadue articoli e sattantacinque fotografie per questo nuovo e appassionato pamphlet sulla memoria che ci accompagna lungo la tortuosa strada della storia italiana degli ultimi quaranta anni. Anima e Memoria: come nel precedente lavoro del fotografo “Di cosa sono fatti i ricordi”, c’è la voglia di testimoniare attraverso un diario fitto di intima sofferenza e lucida analisi quel legame imprendibile che unisce la storia alla fotografia e che spesso ineluttabilmente ci serve il piatto della verità da angoli inediti e inaspettati.

Mercoledì 11 settembre 2013 ore 18.30

A causa di un imprevisto Dario Coletti non potrà essere presente alla presentazione del libro di Tano D’Amico “Anima e Memoria”. Al suo posto farà da relatore il prof. Diego Mormorio.

 

Sul terreno accidentato e segnato della Storia e della sua attuale accelerata rappresentazione, si tende da subito un filo generativo e virtuoso tra i due, perché il critico conosce davvero l’artista, non solo attraverso le opere; emerge, dunque, il racconto vivo di un’esperienza vagliata oltre le gallerie, le mostre, i media.
Francesco Arena è un artista visivo che lavora prevalentemente con la scultura.
Il suo campo d’indagine privilegiato è la storia italiana degli ultimi anni, elaborata attraverso uno studio puntuale dei fatti e dei documenti, poi condensata in installazioni, con l’intenzione di riconsiderare il nostro passato collettivo.