Softheart: frammenti di un discorso amoroso

Pubblicato: gennaio 19, 2011 in Archivio mostre

Assai coraggiosa è stata l’idea di Massimo Sansavini Forlì di traslare il titolo della sua opera in mostra alla Sala Santa Rita da un libro celeberrimo che, negli anni Ottanta del secolo scorso, segnò una sorta di Love Renaissance. Il genio di Roland Barthes era riuscito a trascinare migliaia di lettori nel regno letterario dell’amore, attraverso frammenti di opere e di autori diversi che, legati insieme, riuscirono a formare un’infinita storia del sentimento. Di fatto, negli ultimi decenni il tema dell’amore è tornato a essere al centro della contemplazione e della riflessione di un pubblico sempre più interessato. Merito dell’artista è quello di avere reso con la sua installazione un’immagine della fluidità e della sospensione di quel sentire che appare variamente definibile: gioco, passione, seduzione, empatia… L’amore è tutto questo e altro ancora. Ne hanno trattato i filosofi in ogni epoca, lo hanno musicato i più grandi compositori di tutti i tempi, lo hanno raccontato scrittori di qualsiasi continente.

Rendere in un percorso immaginifico la passione amorosa non era facile per nulla. Nella fattispecie, l’abilità di Sansavini Forlì è stata quella di non cedere al rischio di concettualizzare l’inesprimibile ma al contrario di rappresentare attraverso i suoi tratti pop e coloratissimi quel che l’amore ci offre di più immediato: un’emozione che investe i nostri sensi e ci trascina verso approdi del tutto ignoti, sospesa a un filo come i cuori di questa installazione, prossima a cadere come un fulmine; non si saprà mai dove finché non sarà caduto, il fulmine dell’amore.

Umberto Croppi

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